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Somiglianza logo FAI con simbolo CasaPound

L'attentato a Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare (società controllata da Ansaldo Energia, che fa parte del gruppo Finmeccanica), è stato rivendicato attraverso un volantino firmato da un gruppo che si fa chiamare “Federazione Anarchica Informale”, che si identifica con un simbolo a frecce. Alcuni blogger hanno fatto notare una similitudine con il logo dell'associazione CasaPound italia

Estrema destra in Europa prende consensi, ecco le statistiche

In Italia la Lega Nord alle elezioni regionali del 2010 ha preso il 12,2% dei voti. La Destra di Storace alle elezioni provinciali del 2011 ha preso l' 1,52%. Forza Nuova, all'ultima candidatura (elezioni europee del 2009), lo 0,47% dei voti. Movimento Sociale - Fiamma Tricolore lo 0,8% (all'ultima candidatura alle elezioni europee 2009), mentre CasaPound Italia ha recentemente annunciato la sua candidatura a sindaco alle elezioni comunali del 2013 a Roma.

Console fascio-rock sarà rimpatriato entro 22 maggio

Il console fascio-rock rientrerà a Roma entro il 22 maggio, sono questi gli ordini della Farnesina, a seguito della presa di posizione del consiglio di Stato che ha accolto il ricorso della Farnesina alla decisione del Tar del Lazio di sospendere le sanzioni a Vattani.

giuseppe cruciani: fra disinformazione, persuasione e propaganda

Come qualunque costante radioascoltatore di La Zanzara può facilmente aver notato, la conduzione da parte di Cruciani ha subito nel tempo diversi cambiamenti, uno dei più cruciali è avvenuto nell'agosto del 2010, quando il giornalista ha ottenuto un posto come opinionista nel programma calcistico di Mediaset “Controcampo”. E' possibile notare come dopo tale assunzione il conduttore si sia apertamente schierato in difesa del Presidente del Consiglio in ogni dibattito o intervento in cui l'immagine di Berlusconi rischiava di essere in qualche modo minata.

I neonazisti di Brooklyn: un raro reportage a cura del fotografo Adam Krause

Brooklyn è un quartiere con radici industriali, con una grande minoranza polacca, in cui gli immigrati parlano la loro lingua per le strade. Allo stesso tempo, la zona di Greenpoint a Brooklyn è un'area di New York in piena crescita con un gran numero di giovani famiglie e professionisti che vogliono vivere vicino Manhattan.

Ecco i nazisti di CasaPound

Se il killer antisemita Casseri era “solo un simpatizzante” lo stesso non si può dire di Nicola Zanobi, responsabile di Casapound Viterbo, e Ercole Marchionni “Namter” per gli amici, fondatore di Casapound Avezzano e responsabile del gruppo escursionistico “La Muvra”, fondato dallo stesso movimento. Due individui dichiaratamente neonazisti che CasaPound ha deciso di eleggere come responsabili di due diverse sezioni.

sabato 4 dicembre 2010

Storie dai C.I.E. n2 - Fumetti


Lettera dei reclusi in sciopero della fame nel Cie di Gradisca


Noi stiamo scioperando perché il trattamento è carcerario, abbiamo soltanto due ore d’aria al giorno, una al mattino e una la sera, siamo tutti rinchiusi qui dentro, non possiamo uscire.Ci sono tre minorenni qui dentro, sono Tunisini e hanno 16 anni, ci chiediamo come mai li hanno messi qui se sono minorenni?
Il cibo fa schifo, non si può mangiare, ci sono pezzi di unghie, capelli,
insetti…
Siamo abbandonati, nessuno si interessa di noi, siamo in condizioni disumane.
La polizia spesso entra e picchia. Circa tre mesi fa con una manganellata hanno fatto saltare un occhio ad un ragazzo, poi l’hanno rilasciato perchè stava male e non volevano casini, e quando è uscito, senza documenti non poteva più fare nulla contro chi gli aveva fatto perdere l’occhio.
Ci trattano come delle bestie.
Alcuni operatori (di Connecting People n.d.r.) usano delle prepotenze, ci trattano male, ci provocano, ci insultano per aspettare la nostra reazione, così poi sperano di mandarci in galera, tanto danno sempre ragione a loro.
C’è un ragazzo in isolamento che ha mangiato le sue feci. L’hanno portato in ospedale e l’hanno riportato dentro. È da questa mattina che lo sentiamo urlare, nessuno è andato a vederlo, se non un operatore che l’ha trattato in malo modo.
Il direttore fa delle promesse quando ci sono delle rivolte, poi passano le settimane e non cambia mai niente.
Da due giorni siamo in sciopero della fame, e il medico non è mai entrato per pesarci o per fare i controlli, entra solo al mattino per dare le terapie.
Continueremo a scioperare finchè non cambieranno le cose, perché 6 mesi sono troppi e le condizioni troppo disumane.
Questo non è un posto ma un incubo, perché siamo nella merda, è assurdo che si rimanga in queste gabbie. Sappiamo che molta gente sa della esistenza di questi posti e di come viviamo.E ci si chiede, ma è possibile che le persone solo perchè non hanno un pezzo di carta debbano essere rinchiuse per 6 mesi della loro vita?

Reclusi del CIE di Gradisca

SI MUORE PER L’ INDIFFERENZA, IL MALE DEL MONDO…


Ancora un’altra piccola vittima muore per cancro ai polmoni, ancora una.
Era solo nel fiore dell’adolescenza eppure muore perché macchiatasi di una miserabile colpa,una colpa che nuoce solamente a sè stessi, respirare. Si, respirare. Da oggi respirare fa male alla salute. Perciò credo che non possiamo fare a meno di farci del male, giorno dopo giorno,ora dopo ora, secondo dopo secondo. Mentre facciamo una tranquilla passaggiata all’aria aperta, mentre crediamo di ossigenarci e respirare aria pura, lontano dal caos e dalla frenesia della città, mentre camminiamo per strada, mentre mangiamo, mentre stiamo semplicemente a casa, stiamo respirando il nostro male.
Ovunque ci giriamo, ovunque guardiamo lo troviamo di nuovo. Ancora una volta quel raccapricciante spettacolo che si fa aggressivamente scena in mezzo a quello che ci sembrava un paradiso naturale. Benvenuti in Italia gente!
Tra i prati e i secolari alberi delle nostre campagne, tra le dune di sabbia che si affacciano sulla più cristallina delle acque e persino nelle aree protette, proclamate patrimonio dell’umanità: ancora loro.. sacchi di spazzatura! Spazzatura, magari trovassimo solo quella! C’è di più.. l’ignoranza della gente fa di più..
Si cammina tra le rocce che costeggiano un mare calmo, il vento accompagna una piacevole passeggiata accarezzando i capelli,il sole sta per tramontare colorando il cielo d’arancio, l’aria tiepida avvolge il corpo in un dolce abbraccio mentre i piedi affondano in soffici granelli di quella sabbia a cui le rocce hanno lasciato il posto.. ma, un secondo, cos’è quell’affare laggiù?
Non ci si può credere ai propri occhi, che allibiti contemplano uno schifosissimo monumento che fa onore allo squallore dell’indifferenza: un vecchio frigorifero!
Ancora una volta voglio ripetere: Benvenuti in Italia gente!
Io non credo che ci voglia così tanta intelligenza per capire che chi, con tanta non curanza,ha preferito disfarsi dei propri “panni sporchi”, nei polmoni di una Natura, che tossisce sputando sangue, abbia preparato un ennesimo veleno, che egli stesso berrà con la medesima non curanza. Non è necessaria una conoscenza scientifica per prevedere i rischi di cancerogenicità nell’abbandonare un tal riufito in tal luogo. Le sostanze tossiche rilasciate inevitabilmente finiranno in mare,eterno migrante senza patria, senza un posto in cui nascere, né uno in cui invecchiare e morire. Ed è così che “la frittata è fatta!” Fatta e pure rivoltata bruscamente in padella, o meglio tra le onde!
Perciò nessuna sorpresa se, ancora con la stessa non curanza ,qualcuno si bagnerà in quell’acqua tanto chiara quanto contaminata dalla vigliaccheria altrui.
Ogni minuto che qualcuno non ha voluto perdere per smaltire i propri rifiuti è una vita danneggiata!
Questa è pura inguistizia. Puro omicidio. Si stanno ammazzando delle persone, per la miseria, ancora indifferenza?
Il mondo sta marcendo, sta morendo per mano nostra. Per mano dell’ignoranza e della sterilità di persone che evidentementente non pensano. A questo punto mi chiedo se siano in grado di pensare.
Forse si svegliano, mangiano, lavorono, dormono, vivono senza un senso, senza sapere di far parte di una società, fatta di persone che hanno il diritto di vivere senza dover fare i conti con i rifiuti degli altri.
Amianto, Eternit sono lì, in mezzo al verde come se niente fosse. L’aria è malata, maledettamente malata. E noi la respiriamo, senza poterci fare niente.
Non non c’è in fondo da meravigliarsi di tanta non reazione al problema. La radio, la televisione, i giornali stanno “vomitando” così tante notizie di cronoca, di catastrofi, omicidi in famiglia, tra amici e non, notizie di un tal gigantesco imbarbarimento in quest’ultimi tempi, che giunti dinanzi ad un così generale degrado, credo che nessuno sia capace di PENSARE alla marcescenza che ci circonda. Altrimenti a cosa penserebbero quelle bambine che già a 10 anni si divertono a fare le “puttane” (scusate il termine),a cosa quei bambini che sputano bestemmie, in un linguaggio così scurrile che insulta la lingua italiana. Come possono bambini, che dovrebbero rappresentare l’innocenza per eccellenza arrivare a tanto? Sono solo bambini.. e per l’amor di Dio, dove sono i loro genitori? cosa ne hanno fatto dell’educazione! Stento a credere a quello che vedo.
E dove è finita la ragione di quei ragazzini che senza pudore macchiano di vergogna i propri patrimoni culturali, nascondendosi dietro ad una bomboletta a spray? Dove quella di “vecchiacci” pervertiti che sbavano dietro ad un’innocente ragazzina? E ancora.. dov’è finito il buon senso di coloro che dovrebbero fungere da nocchieri della nostra Italia? C’è crisi questo è risaputo. Ma perchè tagliare i fondi proprio alle scuole e alle università,unici posti in cui si poteva parlare ancora di cultura, in cui potevano nascere delle speranze per il nostro futuro, e non eliminare invece gli sprechi di denaro che fanno comodo agli stessi?
Insomma una sola parola per definire tutto: Mafia! L’Italia è Mafia. È morta per mano della mafia, dell’indifferenza, dell’ignoranza, della non curanza, del menefreghismo di tutti per tutti!
E quando ci s’accorge che la stessa Legge non fa giustizia e sta dalla parte di chi vuol ignorare, di chi fa finta di non vedere e sentire si può dire di combattere una battaglia già persa. C’è troppo puzzo, puzzo di marcio. E io non voglio far parte di questo schifo!Questa non è la mia Italia, l’Italia di cui voglio essere fiera di dire: “è la mia patria!” Sono delusa. Sono arrabbiata! Se non è chiaro, è rabbia quello che sto gridando in queste parole. Ma grido in silenzio, perché le parole scritte non fanno rumore se nessuno le legge ad alta voce. Bisogna urlare a chi ancora sta dormendo. Sveglia Italia!
Ma nemmeno questo basterà.. se non ci sono riusciti i grandi del passato allora credo che le speranze siano più basse di quanto voglio credere. Sembra che intere vite spese a comunicare sani valori di moralità al volgo, incapace d’uscire dal proprio essere volgo,non siano servite a niente.
Sembra che la storia, colma degli stessi errori già commessi, sia divenuto un mero libro da riporre nel dimenticatoio, in un cumulo di polvere.
Spero tanto che Vico abbia ragione. Spero che a questo imbarbarimento della società si risusseguano le tre ere, per ritornare all’era dell’umanità e ricominciare tutto dal principio, un’altra volta. Riniziare tutto da capo, al costo di riassistere poi alla stessa scena,quella che segnèrà una nuova fine: quella di noi cacciatori che liberiamo i nostri segugi, i quali corrono instancabilmente contro l’erba alta e poi, proprio quando son riusciti ad azzannar la nostra preda, noi spariamo loro contro, sbagliando ,ancora, maledettamente mira!

Marzia Gallaccio

Editoriale “Sarò Breve”


A cura di Massimo Amaru
Ci sono un film e ovviamente il romanzo da cui è tratto che potremmo definire profetici e che descrivono bene alcuni aspetti della nostra società attuale: in un mondo privato di ogni ideologia e di profondità culturale un gruppo di ragazzi non ha altro mezzo per sfogare la sua innata energia giovanile che compiendo atti di una violenza tanto inaudita quanto gratuita. Come in “Arancia Meccanica” vediamo, tanto in centro quanto in periferia, in una Roma imborghesita e piatta, talvolta sorgere gruppi di adolescenti che per noia e mancanza di alternative si sfidano all’arma bianca o si cimentano in altrettanto inutili atti vandalici e violenti. Premetto: i ragazzi rimangono a tutt’oggi, nonostante i continui sforzi degli adulti di cariarne l’animo con ogni mezzo (cinema e televisione demenzialpopolari in primis), la parte sana della nostra società e la causa di questi sporadici casi di violenza gratuita è da attribuire soprattutto al cattivo esempio ricevuto dal mondo dei “grandi”. Tor Bella Monaca è uno dei quartieri di Roma particolarmente adatto a generare fatti di bullismo e violenza gratuita da parte dei giovani: la ricchezza effimera del mondo consumista è arrivata anche lì ormai da tempo, ma dove una società si arricchisce di cellulari, televisioni al plasma e macchine di lusso è statisticamente provato che si impoverisce culturalmente. La borghesia, che duecento anni fa muoveva le masse e dava vita alle rivoluzioni, è ora l’esercito del consumismo e l’humus dell’appiattimento culturale e dell’azzeramento ideologico (vogliamo chiamarli sinteticamente ignoranza?) da qui l’interesse di chi deve vendere per livellare la società attuale: un progressivo imborghesimento trasversale che ingoia a macchia d’olio l’intero Paese. E qui arrivo al mio punto di vista sul progetto di “ricostruzione” di Tor Bella Monaca. Il sindaco promotore del progetto lo dichiara esplicitamente, il suo intento è quello di attirare con un’edilizia che faccia da esca nelle borgate il ceto medio romano avido di nuovi spazi, di mischiarlo con l’ancora non sufficientemente piatta “fauna” sociale di Tor Bella Monaca e poi… e poi costruire centri commerciali dove tutti insieme, nuovi e vecchi borghesi, potranno andare a fare l’unica cosa che gli si sta concedendo: spendere, spendere e poi spendere tutto quello che hanno guadagnato. Lavorare, spendere, non c’è abbastanza gente che faccia solo e esclusivamente questo e bisogna creare dei quartieri fabbriche di questa nuova unica classe sociale, i centri di indottrinamento non potranno di certo essere scuole pubbliche, teatri, biblioteche, cineclub, ma centri commerciali, beauty farm, fast food. Abitanti di Tor Bella Monaca sta arrivando la vostra cura Ludovico… aprite bene gli occhi!

IL PAESE DELLE PARI OPPORTUNITà


Che possono le leggi, là dove solo il denaro ha potere, o dove la povertà non ha mezzi per vincere? Persino quei filosofi, che passano i giorni gravati dalla cinica bisaccia, finiscono anch'essi col vendere a fior di quattrini i loro assiomi. Pertanto anche un procedimento legale è merce da mettere a mercato, e anche il cavaliere che siede in giudizio non sdegna di farsi comperare.”
Petronio

Il nostro stato, riconosce chiaramente nella sua costituzione i principi delle pari opportunità.
Negli articoli, 3, 37, 51 e 117, in cui si approfondisce la questione, si chiarisce che tutti i cittadini devono avere pari dignità.
All interno di essi si è approfondito il ruolo della donna, che secondo lo statuto deve avere le stesse possibilità di accedere ai posti dirigenziali dell’uomo.
Non sembra però che la sognata ricerca dell'uguaglianza possa scaturire dalla divisione del potere tra i vari generi, inquanto esso è il solo portatore di tutti quegli squilibri sociali esistenti, tra la cittadinanza.
Lo sconcerto si accentua quando poi si nota che tra gli articoli non c’è alcuna menzione della condizione nei confronti dei lavoratori stranieri, che sono una forza incomensurabile per questa economia largamenta malandata.
I dati istat sull’andamento del mercato del lavoro sottolineano proprio un dillatamento della forbice d’iniquità tra lavoratori di diverse appartenenze nazionali.
La crescita della disoccupazione tra i cittadini extracomunitari è pari dal 70% contro il 29,4% dei cittadini nati nella penisola.
Questa situazione si è sopprattutto diffussa nel nord italia dove le politiche xenofobe hanno preso il soppravento molto facilmente, grazie allo sconforto che vige nella popolazione, che non riescono a vedere nient’altro che un nemico nelle cutlure aliene.
Un altra tendenza viene messa in risalto dai dati dell istat:
L’immigrato riesce dopo aver perso il lavoro piu facilmente a trovarne un altro, il motivo va cercato nelle tipologie di lavoro, di salario recepito e nella motivazione che spinge l’individuo a tenersi stresso il posto di lavoro.
Il datore di lavoro si sente sempre in diritto di offrire un salario di minor valore monetario a chi non è nelle migliore condizioni di vita, questo fa si che il mercato cerchi sempre di piu un lavoratore flessibile e malleabile, e si puo anche evincere il perchè il lavoratore straniero riesca con piu facilità a ritrovare l’impiego.
Sembra invece da ricerche sociologiche che avendo una maggiore stabilità di economica e societaria, l’italiano perdendo il lavoro si scoraggi piu facilmente e ci metta piu tempo per riaverne un altro.
Lo sfruttamento in italia trova un terreno ampiamente coltivabile, per l’aridità che risiede ormai nelle persone e per la noncuranza di chi dovrebbe vigire sulle regole.
Sembra che ormai il valore lavorativo non si deduce più dal sudore che gronda dalla fronte, ma da quale smunta terra ci abbia partorito.
Matteo Montieri

APPELLO AGLI STUDENTI - Informazione. Resistenza, Speranza


Di manifestazioni contro la riforma Gelmini ne sono state fatte di diverse, qualcuno potrebbe dire anche troppe, ma le decisioni prese dal Ministro in nome di tutti noi studenti e professori non sembrano essere state influenzate da questi movimenti di protesta. Ora, gran parte di noi sarà convinta che dunque scendere ancora in piazza a manifestare sarebbe solo uno spreco di tempo, un futile motivo per saltare le sei ore di lezione. Ebbene io credo sia molto più dannoso rimanere in aula e fare finta che non sia successo nulla, mentre sta diventando sempre più netto ai nostri occhi il taglio del futuro di questa Nazione; sempre più speculativi e comodi questi interventi per chi sta al potere e per chi si può permettere di fare bella vita. Non è affatto una questione di destra o di sinistra, sia chiaro. Ci fanno credere che le nostre settimane scolastiche siano diventate più leggere con qualche ora in meno, ma è anche vero che l'unico "vantaggio" è solo una mezz'ora libera in più a dispetto delle quattro ore che compaiono ufficialmente, poichè ogni ora ha acquisito la pesantezza di 10minuti.
Così facendo hanno avuto il pretesto di poter licenziare migliaia e migliaia di professori, che tra l'altro potrebbero benissimo essere i nostri genitori: pensateci un pò sul problema che vi andrebbe a creare in famiglia.
A scuola non si fanno più nemmeno le fotocopie, questo sicuramente non è il maggiore dei mali, ma fa riflettere su quanto ormai questi tagli siano diventati un disagio all'interno della società scolastica e noi li subiamo, spesso senza nemmeno accorgercene, in prima persona. Ci sono centinaia di scuole pericolanti, non ci sono i fondi. Migliaia di migliaia di precari e non ci sono fondi. Però per le lavagne LIM i fondi ci sono, eccome! Noi dobbiamo essere coscienti di ciò che sta accadendo: dobbiamo informarci come più possiamo, ovviamente senza prendere per oro colato tutto ciò che luccica, per resistere all'influsso dei media, dei telegiornali dove le notizie vengono sempre più filtrate dall'alto. Sono convinti che l'unica cosa che ci interessa siano gli scoop scottanti, spiare la vita privata di qualche idiota finito "per caso" tra le grinfie di noi spettatori sempre più incuriositi. Ma non è così e dobbiamo resistere, perchè è solo con la resistenza che possiamo dimostrare che a noi di quello che fa la Belen alle Maldive non ce ne può fregar di meno! A noi interessa il futuro della nostra società, il nostro futuro, il futuro dei nostri figli e dobbiamo metterci quanta più gente possibile in mezzo a questa causa perchè riguarda tutti noi e per lo meno, dobbiamo evitare di farci prendere per fessi. Se lasciassimo far accadere ciò cercherebbero solo di sfruttare ulteriormente i portafogli dei nostri genitori, i nostri futuri portafogli, che per molti purtroppo sono diventati ormai l'unico valore della nostra esistenza. Quindi vi chiamo in causa per manifestare questo grande disagio e per dimostrare che non è una problematica che tocca solo alcuni studenti, ma che riguarda ognuno di noi, professori e assistenti scolastici inclusi. Noi non siamo ignoranti e non ignoreremo una lotta tanto importante quanto decisiva.
Un'ultima cosa: alcuni rispondono a queste proposte dicendo che in qualche modo lo Stato dovrebbe pur ricoprire il debito pubblico (sul quale in questo momento non vorrei aprire una parentesi troppo ampia) che peserebbe sempre più sulle generazioni future... Io rispondo che i tagli per saldare questo immenso debito non vanno assolutamente fatti sull'ISTRUZIONE, sulla CULTURA, sulla RICERCA, addirittura sulla SANITA', che insieme andrebbero a formare il cosidetto WELFARE, il benessere sociale dello Stato.
Vanno fatti sugli infiniti sprechi che vengono adottati sulle loro ridicole pubblicità, sulle produzioni belliche e sugli eserciti, sulle rendite dei ricchi proprietari, sugli appalti tanto grandi quanto inutili, tassando il clero che per secoli vive in modo parassitario senza pagare mai nulla (non siamo più nella società medioevale, dovremmo far parte ormai di una società del tutto laica). LA SCUOLA NON E' UNO SPRECO,  A MAGGIOR RAGIONE E' IL NOSTRO FUTURO.

Stolyarchuk Olha

The Dark Side Of The Munnezz


Ormai da mesi ci troviamo un’altra volta di fronte a uno dei problemi che sembravano di quelli che metti nel dimenticatoio, o metti sotto il tappeto per nasconderli, ma sotto il tappeto non si può mettere l’immondizia, ed ecco che ritorna più forte di prima come un nemico di Spiderman che vuole uccidere tutti i cittadini per non si sa’ quale scopo, solo che qui in Italia, in Campania, Spiderman non c’è, e Bertolaso non assomiglia nemmeno lontanamente all’occhialuto Peter Parker. Lui e Berlusconi sono arrivati insieme nella città partenopea il 22 ottobre, dichiarando: “Prevediamo che in 10 giorni la situazione potrà tornare normale”, dopo 6 giorni fu dichiarato ancora che era stato risolto il problema al 90% e che fra tre giorni (31 ottobre) a Napoli non ci sarebbero stati più rifiuti. Ancora oggi, 15 novembre, a Napoli i rifiuti sommergono letteralmente la città, l’aria ormai è irrespirabile e i cittadini chiedono la sospensione della tassa sull’immondizia. Come chi si fa giustizia da solo, come chi si è stancato di aspettare l’uomo in calzamaglia che li salvi, i cittadini partenopei si fanno “giustizia” da soli, incendiando i vari cumuli di immondizia, senza però risolvere molto, 50 tonnellate vengono riversate ogni ora in tutto l’interland, e chi saprà mai che un giorno il caro ex-governatore della regione Campania Bassolino pagò con soldi europei un’iniziativa per insegnare la raccolta differenziata ai cubani? Cosa devono aspettarsi i napoletani allora? Monnezza su monnezza? Con un altro Bertolaso, o qualcun altro al posto suo che faccia, come si dice a Napoli, il gallo sulla monezza!
di
Fabio May

Tor Bella Monaca: la soluzione ai problemi è l’abbattimento del quartiere?


Titolo forse provocatorio. Non “forse”, in realtà volutamente provocatorio. Il quartiere è da sempre al centro di polemiche e vittima spesso di fastidiosi pregiudizi che ormai sembrano essersi attaccati al nome di questo quartiere e alla sua gente. I problemi, è vero, sono tanti. Tante persone che vivono in soluzioni abitative ad alta concentrazione, pochi servizi, una vita fatta di lavoro, fatica, disagi, a volte piccole e grandi tragedie familiari e umane che si consumano fra le mura, il cemento e i cortili abbandonati dal resto della città, il problema atavico della droga, della dipendenza, della noia di cui, loro malgrado, molti ragazzi adolescenti sono vittime più o meno inconsapevoli - o tristemente consapevoli. Il messaggio che qui a volte sembra di ricevere, come diceva Vasco Rossi in una canzone, “Gli angeli”, è che qui non arrivano gli angeli, a insegnarti la strada buona.. e allora sembra lecito, o giusto, o semplicemente tristemente inevitabile arrendersi e cavalcare questo stato grigio-scuro cemento delle cose. La realtà a Tor Bella Monaca è questa, un quotidiano fatto di piccole e grandi fatiche, piccole e grandi gioie, le persone vivono anni luce lontano dalla realtà scintillante dei quartieri “in” della capitale, del centro.. Una dozzina di chilometri dal centro di Roma, pochi (e lenti) mezzi pubblici per raggiungerlo, in attesa della tanto sperata e agognata linea C della metropolitana; nonostante tutto, qui la gente ha un forte senso di solidarietà sociale, di verità della vita, di bello e di brutto, le persone sentono la realtà sulla pelle in modo tragicamente forte. È vero, accadono spesso e volentieri fatti di cronaca deplorevoli, attacchi a cittadini extracomunitari, episodi legati alla microcriminalità e allo spaccio di droga.. tutto questo succede, succede da anni, ma chi compie queste azioni così brutte, e magari a volte ha appena 16 o 17 anni, è la prima vittima di una situazione sociale che ti porta a vedere, o meglio a non vedere le cose in un determinato modo.. e le istituzioni sembrano aver sempre un po’ dimenticato tutto questo, ricordandosi di Tor Bella Monaca e del suo grande bacino di utenza solo in prossimità delle campagne elettorali. E ora, all’improvviso, ecco che l’attuale primo cittadino, il sindaco dott. Giovanni Alemanno, prospetta una benevola azione di recupero vòlta a migliorare la vita della gente di questo quartiere. Grazie, finalmente, si potrebbe dire. Però la modalità si direbbe forse un po’ troppo “invasiva”: l’abbattimento e successiva ricostruzione del quartiere, in modo da eliminare per sempre la presenza della tanto tristemente (?) famose torri, a cominciare da quelle di via dell’Archeologia, per poi costruire al loro posto nuove soluzioni abitative più funzionali ed esteticamente migliori ( si è parlato di casette basse a schiera sul modello della Garbatella ) al fine di ospitare i vecchi inquilini delle torri - ormai tra l’altro fatiscenti al loro interno, oltre che “brutte” esteticamente, a detta delle istituzioni – e aggiungere anche una parte di nuova edilizia residenziale e non più solo popolare, per creare – a detta del sindaco – un rimescolamento sociale e dare al quartiere un nuovo assetto sociale oltre che strutturale e architettonico.
Ripercorriamo brevemente le due tappe salienti dell’annuncio di questa notizia, giunta come fulmine a ciel sereno lo scorso agosto.

-23 agosto 2010: Gianni Alemanno, da Cortina d’Ampezzo, annuncia:«Tor Bella Monaca va demolita, rasa al suolo». L’aveva definita «una cisti urbana» e spiegato che «è necessario demolire e ricostruire ampie aree della città, recuperando anche terreno urbano». In molti avevano pensato in realtà che si fosse trattato solo di un’esagerazione,
ma poi il sindaco aveva confermato tutto, anzi, aveva già annunciato la presentazione di un master plan e un referendum: «Sbaglia chi pensa che sia una boutade estiva: a fine ottobre presenteremo un master plan della zona e faremo un confronto diretto con i residenti, anche con un referendum, perchè vogliamo attuare una urbanistica partecipata e non calata dall’alto».
In realtà, gran parte degli abitanti di Tor Bella Monaca non ha mostrato molto entusiasmo all’idea di veder distrutte le loro case.
Alemanno tiene comunque a precisare che non si tratta solo di una motivazione estetica: «Nelle case di Tor Bella Monaca ci piove dentro, la qualità di vità dei cittadini è pessima perchè spesso si tratta di prefabbricati spinti, e tra una lastra e l’altra ci sono crepe ed infiltrazioni.».
Per quanto riguarda, poi, il versante economico, il primo cittadino afferma che si punta “ad edificare le aree circostanti con premi di cubature da dare ai costruttori, quindi senza esborsi per l’amministrazione comunale”. Da un punto di vista politico, le voci a favore sono parecchie, almeno da parte del centro-destra; e anche Massimiliano Lorenzotti, PdL, presidente dell’VIII municipio, quello di Tor Bella Monaca, si augura che sia «un sogno che si possa realizzare» perché «Tor Bella Monaca è diventato un ghetto, un quartiere insicuro con sacche di microcriminalità,  tanto che le persone per bene non riescono a viverci, non c’è più vita sociale. La manutenzione è poi difficilissima, perchè gli edifici sono vecchi e mal costruiti».
Da parte del centro sinistra arrivano invece voci polemiche: «Con quali soldi fare una nuova Tor Bella Monaca?» Se lo chiede il senatore del Pd Roberto Di Giovan Paolo, segretario della Commissione affari europei e dirigente del Pd di Roma. Oppure Luigi Nieri, ex assessore alle periferie del Comune che ricorda il fascino degli sventramenti fascisti anche sulla maggioranza attuale.

-3 novembre 2010: presentazione del masterplan nell’aula auditorium “Ennio Morricone” della facoltà di lettere dell’università di Tor Vergata:”"La nuova Tor Bella Monaca si farà ma solo con il consenso dei cittadini, altrimenti niente. Anzi faremo un referendum tra chi ci abita". Parola del sindaco Gianni Alemanno che con la presentazione del masterplan, firmato dal famoso e rinomato architetto lussemburghese Leon Krier, vorrebbe davvero dare l'avvio per la nascita di una "nuova Garbatella" nella periferia di Roma. Secondo il cronoprogramma, ci vorrebbero due anni per il processo burocratico - e cioè per le varianti urbanistiche- e per l'avvio del bando di gara.
All'inizio del 2012 verrebbero cantierizzate le prime case e dopo altri quattro anni il quartiere potrebbe già cominciare ad avere un nuovo volto. In ogni caso, ha assicurato Alemanno, contestato in maniera veemente dai comitati per la casa tanto da essere scortato fin dentro la sala, "i primi sei mesi saranno di confronto con i cittadini" per i quali è stato anche attivato uno sportello specifico nella sede del Municipio VIII”.
Ecco come cambierà la zona delle torri: secondo il progetto presentato dall’architetto Krier ci saranno quattro quartieri che avranno al centro una piazza all'italiana, un corso e un edificio pubblico, "una sorta di mini città tradizionale", ha spiegato Krier. Le case saranno di 3-4 piani con garage, terrazzi e attici. Alcune, la maggior parte, saranno destinate alle famiglie che adesso vivono nelle torri; con un sistema di demolizione e ricostruzione, si sposteranno le prime famiglie e, una volta svuotata, verrà demolita la prima torre per poi come in un volano gli spazi liberati verranno ricostruiti. "Nessuno resterà senza casa perchè prima di buttar giù vogliamo ricostruire", ha detto il sindaco. E la ricostruzione avverrà nello stesso luogo, ovviamente in un'area più ampia recuperata grazie a varianti urbanistiche di zone di verde inutilizzato: "nessuna deportazione", ha assicurato Alemanno.L'operazione costerà 1,045 miliardi, una somma che verrà finanziata in cambio della vendita di altre case che verranno realizzate e vendute o acquistate a prezzi di mercato in modo che siano i privati e non l'amministrazione a finanziare il progetto.

Il sospetto che dietro questo progetto ci possa essere l’ombra di una speculazione edilizia è più che lecito e anche abbastanza ovvio, tuttavia noi vogliamo comunque credere che sia davvero un progetto pensato per fare il bene del quartiere: ma sarebbe questa, in effetti, una cosa fattibile? O nella realtà delle cose, si andrebbe inevitabilmente incontro a tempi troppo lunghi, dovuti ai mille inevitabili ritardi burocratici, ad eventuali “cambi di rotta politica”, dato che si andrebbe fuori, con i tempi, dal mandato di Alemanno? Ma questa gente, non merita proprio mai il rispetto da parte delle istituzioni? È vero, qualcuno sarà stato forse contento di questa notizia: il 3 novembre, nell’aula magna della facoltà di lettere di Tor Vergata dove si era tenuta la conferenza del sindaco sull’argomento – conferenza a cui hanno assistito e partecipato molti dei cittadini residenti a Tor Bella Monaca – una signora, ad un certo punto ha gridato, quasi piangendo “Signor sindaco, le dovette abbattere, queste torri!”; ma forse si trattava solo di uno sfogo, aggrappato alla vana speranza che la vita possa migliorare davvero cambiando tipo di abitazione. Si, può darsi, ma quando qualcuno cominciava a parlare delle problematiche di queste abitazioni, e l’atteggiamento dei politici che ascoltavano dal tavolone microfonato sembrava quello di chi vuole dire: “va bene, basta con le solite lamentele da assemblea condominiale, se vi sta bene, è così, noi vi stiamo facendo un favore, altrimenti ce ne torniamo a casa, tanto siete voi che ci rimanete qua” ..(..e qualcosa di simile è stato detto..).. beh, questo forse vuol dire che chi si sta o vuole tentare di occuparsi di questo problema e fare davvero il bene del quartiere forse non conosce abbastanza a fondo la realtà di questa fetta di città, di come davvero vive la gente nel quotidiano. E forse è anche normale, perché chi fa politica certe piccole grandi difficoltà della gente umile e orgogliosa non le immagina neanche, essendo troppo permeati del loro mondo dorato e lontanissimo dalla realtà che si può vivere in un quartiere periferico, che non per questo però deve essere etichettato e condannato perché il bello e il brutto sono dappertutto. A Tor Bella c’è spaccio di droga, si dice. Anche ai parioli fanno uso di stupefacenti, solo che in periferia chi lo fa è disperato, ai parioli lo fanno ai festini i figli scemotti dei professionisti benestanti, allora non fa niente, non fa “degrado”. “Mio figlio non lo farei mai crescere in un quartiere come Tor Bella Monaca”, direbbe quasi qualsiasi genitore. E si dovrebbe anche dire che un figlio non lo si farebbe crescere nemmeno in mezzo ai festini a base di cocaina dei quartieri “alti”; questo tutto lo ritengono forse sottinteso, ma nessuno lo dice. Sparare su Tor Bella è sempre troppo facile e lecito, e adesso che forse a qualcuno, lassù ai vertici della politica e delle istituzioni, interessa avere un quartiere più “bello”, più “vivibile”, perché magari ci costruiscono la metropolitana vicino e può ( e deve ) diventare un punto di attrazione a fini commerciali, abitativi e non, “all’improvviso” si ricordano che c’è Tor Bella Monaca. E vogliono rifarla a modo loro, rischiando però di non rispettare le abitudini della gente, la loro vita quotidiana, le loro emozioni, il loro sentirsi forse comunque disgraziatamente attaccati a questo quartiere.. ma questo, per chi sta troppo in alto, è difficile, quasi impossibile da capire.. per la gente questo potrebbe essere quasi come una violenza… dicono che non vuole essere una manovra dall’alto ma partecipata, ma intanto il progetto è già bell’e fatto, e aspetterebbe solo il sì da parte della gente, che dovrebbe accogliere l’idea di uscire all’improvviso da casa propria magari festeggiando, dopo che fino a ieri nessuno si era mai, mai, mai interessato a risolvere tanti problemi del quartiere. Se la manovra non fosse stata calata dall’alto, il progetto avrebbe dovuto prima discutersi con la gente, poi farlo fare, e coinvolgere architetti dall’estero e cose varie… “Così questi ragazzi smetteranno di stare abbandonati su un muretto” hanno detto..basta così poco, se fosse, a curare la noia e l’insoddisfazione, costruire una casa nuova? Che modo superficiale di intendere le cose… bisogna prima impegnarsi a comunicare con la gente, con i ragazzi in modo particolare, che sono il futuro non solo del loro quartiere ma del mondo, trasmettergli ideali positivi, aiutarli a sentirsi coinvolti, a mettere a frutto le proprie capacità, ad avere aspirazioni, ad impegnarsi per realizzarle… non basta pensare alle cose materiali, non sono i mattoni a fare una casa, ma l’atmosfera di serenità che deve esserci dentro… forse anziché buttare giù le torri, andando incontro a mille difficoltà e creando un disagio non da poco alle persone che ci vivono, che si sentirebbero forse quasi deportate o comunque spostate da una parte all’altra come delle pedine, basterebbe impegnarsi a ristrutturare le case esistenti, ritinteggiarne gli esterni, restaurare gli androni, i cortili, riparare quello che c’è da riparare, e aggiungere spazi per bambini, per le famiglie, là dove dicono che c’è tanto verde inutilizzato dove vorrebbero costruire le nuove palazzine per sostituire le torri. Costerebbe di più che rifare tutto ex novo? Forse. Ma qui non si parla solo di mattoni e cemento. C’è gente che vive in questa quotidianità e forse la vorrebbe solo vedere migliorare, non abbattere o sostituire, perché è comunque la loro casa. Rispetto per tutti, questo è quello che ci vorrebbe. A onor del vero, bisogna dire che molti sono anche i residenti che sperano nella buona riuscita di questo progetto e che quindi si dichiarano assolutamente d’accordo nel voler far abbattere le vecchie torri per poter ricevere – si spera – una casa migliore. Il timore, forse, è solo che queste persone si dichiarino felici e assolutamente d’accordo con questo progetto solo perché abbagliate dalla speranza di vedere migliorare le propri condizioni di vita, di abitazione, di contesto sociale, speranza però molto delicata che rischia di venire disillusa, vedendo ancora una volta rifilata un’ennesima delusione a queste persone che probabilmente rischierebbero di andare incontro ad ulteriori grandi difficoltà. Ad ogni modo, il sindaco ha promesso che ci sarà un referendum sulla questione, e quindi aspettiamo di vedere cosa risponderanno le persone realmente interessate a questo problema, i cittadini residenti a Tor Bella Monaca, gli unici ai quali, alla fine, spetta di decidere.

Marina Nasti

TRASFORMIAMO PARCO TOR 3 TESTE IN UN BOSCO SECOLARE (il volantino di Comitato Verde)


non più, adunque, parole: e mano all’opera: cio che faceste qua e là in vari luoghi bisogna farlo tutti;”

aspettare, aspettare, aspettare i “ rivoluzionari” sembrano tanti mariti in sala da parto, che fumando e camminando, su e giù attendono, la nascità della clemenza da parte del comune
ci spiace ma nessuno li ha avvertiti dell’immaturo aborto che è incorso sulla natalità, ancora li consola sapere di poter sperare.
Noi proponiamo un azione diretta che faccia capire a quelle persone, per le quali i soldi contano più di tutto, che il parco è nostro e non lo lasceremo distruggere.
Detto cio promuoviamo un azione dimostrativa alla quale invitiamo tutti coloro hanno a cuore, la vita del parco di Tor Tre Teste.
Apriamo una breccia nelle reti che delimitano il nostro futuro, basta attendere!!
PIANTIAMO ALBERI, PIANTE ... NELLA ZONA DEL PROGETTATO SCEMPIO

ALBERI RITTI

Un Monito Verde


di Matteo Montieri

"Nonostante tutte le parole, nonostante tutti i bei discorsi sull'evoluzione,
la civilizzazione e un mucchio di altri termini in -zione, fin dai suoi esordi l'uomo non ha fatto molti progressi: crede ancora di non essere qui per caso e che ci siano degli dèi, perlopiù benevoli, a vegliare sul suo destino"
Muriel Barbery

La situazione della zona di Tor Tre Teste sembrava ormai essersi stanziata in una staticità malaugurante, che non faceva presagire niente di buono,
una quiete dopo la tempesta, fin troppo comune in questi casi.
Una tempesta che ha prodotto un rumore, un dissenso fin troppo flebile,
accuito ancor di più dall’indifferenza che regna sovrana nella cittadinanza.
Ma non è la sola l’indifferenza, a indirizzare il corso degli eventi verso un oscuro baratro, ma anche la netta presa di posizione da parte del comune che sembra essere irremovibile.
Una presa di posizione contronatura e controcorrente, consueta alla giunta Alemanno.
Infatti non è la prima volta che si ritrova a vendere spazi pubblici a speculatori privati:
sono lampanti gli esempi del progetto “riqualificazione” Tor Bella Monaca, della costruzione dell’impianto della formula uno all' Eur e in questo stesso quadro rientra l’azione che porterebbe portare alla mutilazione del parco di Tor Tre Teste , dove le cosche cementizie vogliono fertillizare i loro compenso.
Che tutto il mondo del potere ragioni in termini di profitto è ormai un fatto risaputo, però in alcune zone d’Italia l’incentivo economico coincide con la proliferazione della natura, ne è un esempio l’area veneta che in seguito alle alluvioni del 2007 perse circa 40 milioni di euro, e si trovò quindi davanti la necessità di riqualificare l’ambiente della area interessata.
Ciò avviene a Mestre, dove per ogni albero piantato, i contadini riceveranno contributi che possono arrivare fino 1350 euro, da parte del consorzio di bonifica nelle aree a rischio frane, alluvioni...
un incentivo molto ambito da essi (che oggi guadagnano per ogni coltivazione di mais circa 400 euro).
La boschificazione si propone di tarpare le falle economiche causate dai disastri ambientali.
La giunta Alemanno crede invece in un rimedio ben più rapido, finanziare la criminalità del cemento affinchè distrugga tutto cio che possiamo considerare salubre in questo mondo.
Non tutti però vogliono assecondare le decisioni comunali, e cosi un gruppo ambientalista si è messo all’opera.
Nella zona recintata non si noterano più soltanto erbacce steppose occupare quello spazio, ma si vedrà ergere al loro fianco un ulivo come un monito verde.
Quest’albero non è certo nato li “naturalmente” , ma un gruppo di persone si è unito sotto il nome di “Comitato Verde” per dare vita ad un movimento attivo, che non vuole venire a compromessi con chi governa, che non si fa mettere a tacere da false promesse, un movimento che lancia il suo guanto di sfida a tutti coloro che sostengono questo staticismo.

Uno tsunami di cemento minaccia l'Eur. Troppe le voci che che gli urlano contro.


Parliamo di motori, parliamo di Roma, capitale d'Italia.
Parliamo di Formula 1.
Sono passati 19 giorni ormai dall'incontro tra il vicepresidente e assessore all'Urbanistica della Regione Lazio Luciano Ciocchetti, l'assessore all'Urbanistica del Comune di Roma Marco Corsini e l'assessore all'Ambiente Marco Mattei, nel quale si è discusso dei problemi relativi all'assetto urbanistico e ambientale della Capitale per un futuro progetto di costruzione di un circuito di Formula 1 in zona Eur.
Ciò che interessa al nostro pubblico lettore è la prima preoccupazione risolta dal nostro sindaco Gianni Alemanno, non in se stessa, bensì per altri dilemmi ancora non del tutto chiari.
A parole, ci riferisce, il 4 ottobre, che il Gran Premio di Roma non sarà di nessun intralcio a quello di Monza, il quale resterà di norma il primo circuito d'Italia. "Il Gran Premio di Roma vuole essere un ulteriore momento di qualificazione per l'Italia, e non una fonte di alcuna incompatibilità tra i due eventi, che insieme possono contribuire al rilancio del turismo e dell'economia nazionale."
Ciò a cui non ha pensato il nostro sindaco è tutt'altro.
Ovvero la fine che faranno i verdi spazi della zona dell'Eur, che in un futuro vicinissimo saranno ricoperti di 80mila metri cubi di cemento.
Addio tennis, addio pallavolo, addio footing tra il verde dei prati e il bianco dei marmi.
Benvenute sgommate,rumori,inquinamento e cemento.
I nuovi edifici e i cantieri elimineranno quindi del tutto le strutture sportive delle Tre Fontane, per poi permettere agli agonisti e non di poterne usufruire in futuro in zone molto più ristrette delle precedenti.
Esce così allo scoperto il coro di protesta locale, capitanato da associazioni come Comitato Salute Ambiente Eur, Coordinamento No Alla Formula Uno,Coordinamento Comitati e Cittadini per la difesa dell'Eur ed altre associate all'Onlus, le quali fanno appello non solo al sindaco Alemanno, ma anche al al Primo Ministro Silvio Berlusconi e ai ministri Bondi per la Cultura e Prestigiacomo per l'Ambiente, spiegando come il fine ultimo di questo progetto si muova disgustosamente in direzione perpendicolare al Privato e miseramente parallelo al Pubblico.
Settore terziario? In primo luogo Roma, in secondo l'Italia intera, non ha mai avuto problemi in questo campo.
Un nuovo circuito automobilistico a pochi chilometri dal Colosseo, da San Pietro, dal Pantheon?
No grazie, Roma può farcela da sola, l'Italia può farcela da sola.

di
Matteo Bolletta

Riflessioni sull'avanguardia oggi


Le grandi invenzioni dei futuristi hanno influenzato la maggior parte degli artisti del loro tempo, addirittura D'Annunzio, che non ha potuto fare a meno di subire l'influenza del grande successo del verso libero.
Penso di poter dire, senza contraddizioni, che il futurismo ha svolto al meglio la sua grande opera. E come tutte le avanguardie ha una sua fine e la sua morte deve essere accettata inquanto conseguenza di un indiscussa vittoria.
Il fatto che, dopo il futurismo, dopo che Marinetti ha abbandonato molte sue idee rivoluzinarie sino al punto di entrare nelle accademie sulle quali si era sempre scagliato, non v'è stato nessuno che abbia preso il suo posto come nuova avanguardia ha avuto i suoi esiti negativi.
In ambienti ove matura sempre più il tradizionalismo, come ad esempio alla Casa Del Cinema dove è stato proiettato un film-documentario sul futurismo, ogni artista d'avanguardia può percepire la necessità di una rivoluzione artistica. Ove si organizzano eventi riguardanti l'ultima avanguardia il pedantismo accademico ormai non esita a farsi sentire attraverso il suo fintamente artistico alito.
Oggi non servono inutili remiscenze, servono uomini nuovi, determinatamente disposti a fare breccia su quel che è rimasto del futurismo, purtroppo una cloaca borghese dell'arte.
Serve una nuova avanguardia in grado di fare breccia schierandosi indiscussamente contro questo circolo vizioso di servi dell'arte che s'aggirano attorno alle rovine di quella che è stata l'avanguardia novecentesca, qualcosa in grado di rompere definitivamente con tutte quelle personalità inutili legate ad essa con il filo arrugginito della tradizione.
Movimenti che si propongono come nuove avanguardie dovrebbero avere il coraggio e il dovere di rompere con il vecchio e con tutte quelle personalità che poco hanno a che vedere con l'arte creativa e con l'innovazione artistica. Fare avanguardia non significa accumulare liste di consensi da parte delle istituzioni e da quelli che ne servono il nutrimento. Risulterebbe ridicolo e insensato per un avanguardia che si dovrebbe invece proporre di sperimentare e lanciare nuovi stili avere ancora qualcosa da 'spartire' con individui che godono di una 'certa culturale fama', forse bravi a fare gli storici dell'arte, ma, come direbbe Pino Scotto "non in grado guardare al di la del proprio buco del culo".
Questo breve testo vuole essere, oltre che una riflessione personale, un 'appello' a tutti quegli artisti che hanno una reale volontà avveniristica ad andare avanti nelle proprie sperimentazioni anche se quella futurista rimane ancora oggi l'ultima avanguardia pienamente realizzata.

di
Dario Lapenta

Futurismo e Fascismo, anche (i) no


Molte sono le persone che credono che il Futurismo sia stata una corrente a stretto contatto con il regime fascista, e molti i movimenti, in gran parte nell'ambito dell'estrema destra che tentano di far proprio lo stile e la storia di questo movimento artistico.
Oggi vorrò esaminare fino a fondo quanto in realtà il Movimento Futurista sia stato davvero in sintonia con gli ideali fascisti e con il regime nel '900.
Per fare questo cominciamo dalla data ufficiale della fondazione del Futurismo: il 1909.
Iniziamo dunque col dire che esso è stato fondato molto prima della nascita del Partito Nazionale Fascista avvenuta nel 1921. Nel periodo in cui Mussolini era giornalista egli seguiva Marinetti ovunque. Dunque, come erroneamente qualcuno può pensare non è stato il Facismo a influenzare il Futurismo ma il Futurismo ad aver influenzato, in un modo o nell'altro, il Fascismo. Questo può essere confermato sia dalle parole di Marinetti del 1918:
"Sento il reazionario che nasce in questo violento temperamento agitato pieno di autoritarismi napoleonici e di nascente disprezzo aristocratico per le masse. Viene dal popolo e non lo ama più. Tende all’aristocrazia del pensiero e della volontà eroica. Non è gran cervello. Non ha visto la necessità della guerra. Fu antimilitarista demagogo senza patria. Ora dalla necessaria conflagrazione contro gl’imperi autocratici sta traendo un bisogno e una volontà di disciplina a ogni costo d’ordine reazionario e di militarismo scopo a se stesso. Non vede chiaro. È trascinato dal suo temperamento di lotta eroica e dall’ideale napoleonico e aspira credo anche alla ricchezza»."0 Che dalla grande quantità di anarchici che aderirono al Manifesto Futurista.
Anarchici come Lucini, poeta antimilitarista, l'avvocato Renzo Provinciali, il poeta Renzo Novatore e molti altri. 1
E soprattutto dalla grande influenza che il Movimento ha avuto in Russia, più che nel resto del mondo, attraverso gli 'avveniristi' come Majakovskij, il quale non esitava a definirsi il cantore della Rivoluzione d' Ottobre nel 1918. 2
In seguito, quando il partito fascista cominciò a salire al potere, se è vero che il gruppo futurista di Marinetti in un primo momento aderì al fascismo, forse per volontà rivoluzionaria, forse per le idee altamente novatrici che ne caratterizzavano il manifesto, questo poi si trovò in netta contrapposizione con quello che fu realmente la politica reazionaria e tradizionalista del regime. Non bisogna inoltre trascurare il fatto che molti altri futuristi italiani di idee opposte, come il comunista Mario Carli, generale degli Arditi e intellettuale, si schierò decisamente con quanti formulavano un giudizio positivo sulla rivoluzione bolscevica, giudicata la via russa al rinnovamento sociale e all’eliminazione delle vecchie consorterie di potere. Alcune prese di posizione di Carli ne sono la testimonianza: «Il bolscevismo è un movimento rinnovatore, perché ha voluto ricostruire in base a ideali vasti e profondi l’edificio sociale, assurdamente sbilenco sotto il deprecato regime zarista… Fiume e Mosca sono due rive luminose. Bisogna al più presto gettare un ponte tra queste due rive»,
E contro l'ascesa del fascismo al potere, attraverso il giornale "Testa di Ferro", col celebre articolo "Arditi, non gendarmi!" che scaturì una sommossa che portò alcune sezioni, come quella di Civitavecchia, a schierarsi attivamente contro i gendarmi del regime col nome di "Arditi del Popolo", considerato da molti storici l'unico movimento che cercò di opporsi con azioni determinare al regime.
Anche dopo la totale ascesa del fascismo al potere, quella che sembrava essere una rivoluzione piena di speranze e di innovazione si rivelò invece, passo dopo passo, un ritorno a delle 'origini' tradizionaliste che non hanno fatto altro che ostacolare l'arte futurista e d'avanguardia e le relative concezioni. Che dire delle ultrareazionarie riforme gentialiane sulla scuola del 1923? Dell'ossessiva ricorrenza alle date salienti dell'impero romano? E di quel neoclassicismo che poi andò a caratterizzare sempre più le maggiori città italiane?
E' attraverso l'appello agli studenti italiani del 1912 che Marinetti spiega le sue idee riguardanti l'istruzione scolastica: una scuola ove la gerarchia istituzionale e accademica viene abolita, in favore di un incontro più equo fra professori e studenti. Una scuola pratica, totalmente opposta alle concezioni gentiliane.3
Le parole famiglia, patria, dio, divennerono dei capisaldi della politica fascista. Nulla a che vedere con le idee espresse da Marinetti nel Manifesto del Partito Futurista Italiano (intitolato Democrazia Futurista) del 1918 ove si proclamava più diritto per le coppie di fatto, abolizione e tassazione dei diritti riguardanti l'ereditarietà, pari diritti fra uomo e donna e graduale svalutamento del matrimonio (considerato da Marinetti null'altro che una prigione), ove addirittura l'idea patriottista sembra essere molto differente da quella propugnata invece del regime, il così definito 'Patriottismo Futurista' esplicava un idea di 'fratellanza' che non avesse nulla a che vedere con l'attaccamento ai costumi e alle tradizioni nazionali, solamente frutto del campanilismo, come il manifesto recitava.4 Soprattutto nel quadro riguardante la religione le grandissime differenze non vengono a mancare, il Partito Futurista sosteneva uno Stato completamente laico, libero dalla pedante e retrogradista influenza del Vaticano. In che modo i Patti Lateranensi firmati da Mussolini nel 1929 potevano andare d'accordo con le idee futuriste quando lo stesso Marinetti, come ha numerose volte detto e scritto (nel suo romanzo "L'Aeroplano del Papa"), avrebbe preso il Papa e buttato direttamente fuori dall'Italia senza alcuno scrupolo.5
Come si può palesemente notare fra le lettere che si scambiarono Mussolini e Marinetti il primo considerava il fondatore del Futurismo oramai soltanto che un 'becero della politica'.6
Si tratta di idee di libertà che Marinetti ha indubbiamente, seppur con qualche caduta, sostenuto sino all'ultimo suo respiro.
Ancora non finisce quì, le provocazioni dei futuristi non cessarono nemmeno nei momenti salienti del ventennio, attraverso i gialli dello scrittore Luciano Folgore che essendo consapevole dell'antipatia che il regime aveva nei confronti di questo genere letterario egli scrisse "La trappola colorata. Romanzo extragiallo umoristico".7
Durante la Seconda Guerra Mondiale e prima, Marinetti in realtà si impegnò a salvare e aiutare molte personalità intellettuali, artisti e politici come Parri, Arcuno, Sassu, Paolo Ricci, Guglielmo Peirce, Roberto Bracco, che sono perseguitati perché antifascisti. E nel caso degno di nota del processo di Giovanni Governato (pittore futurista cofondatore della rivista Vertice assieme a Novatore), imputato per aver aiutato il suo amico Renzo Novatore (anarchico e futurista) dandogli i suoi documenti per sfuggire ai gendarmi. Renzo Novatore fu assassinato dalla polizia. Durante lo svolgersi del processo Filippo Tommaso Marinetti spedì una lettera di solidarietà a Governato in nome del loro comune «impeto futurista». Lettera che fu decisiva per l'esito stesso del processo, Marinetti difese a spada tratta un amico, inequivocabilmente antifascista, anarchico e anche "colpevole".9
Inoltre i nazisti, brutali e violenti, durante la repubblica di Salò, avendo il pieno controllo di quel che era rimasto del regime fascista, potevano arrogarsi ogni diritto, anche quello di giustiziare chiunque fosse minimamente sospettato di essere un "disertore" o "traditore", stragi che tutti ricordiamo, come quella delle Fosse Ardeatine nel '44, ove oltre ad altri innocenti furono assassinati Aladino, figlio del celebre poeta futurista/crepuscolare Corrado Govoni,8 e il regista futurista di idee marxiste Emanuele Caracciolo, lasciando una moglie e una figlia.
Marinetti aveva infatti esplicitamente contestato sin dall'inizio l'entrata in guerra al fianco della Germania.
In conclusione, la mia personale idea, in quanto ho riportaso fin ora, è che la "ricostruzione futurista dell'universo" (ovvero l'utopico ideale del mondo futurista) non ha molto a che vedere con un sistema dittatoriale ove il potere decisionale è in mano a pochi, ma bensì si avvicina più a una concezione libertaria, come il movimento Net.Futurista, che non esito a definire l'unica corrente organizzata erede delle avanguardie italiane.

"Noi più che altro
assaltiamo
la paura della libertà totale"
[F.T. Marinetti]






Fonti e altri documenti:

(0)
«La nostra sfida alle stelle». Futuristi in politica, Emilio Gentile
(1)
Giovanni Lista, Arte e politica - Il futurismo di sinistra in Italia, Multhipla, 1980.
Alberto Ciampi, Gli indomabili, Traccedizioni, Piombino, 1999.
(2)
Vladimir V.Majakovskij POESIE, 2008 (introduzione di Stefano Garzonio)
(3)
I Poeti Futuristi, edizioni futuriste di poesia, 1912 (prime pagine)
(4)
Democrazia Futurista
(5)
L'areoplano del Papa
(6)
E Marinetti disse: venite a fondare il Partito Futurista (Corriere della Sera)
(7)
(8)
Corrado Govoni, poesie elettriche
(9)
http://ita.anarchopedia.org/Giovanni_Governato

di
Dario Lapenta