La rabbia è esplosa. E poi, come le violente sassaiole dei manifestanti, sono partite le condanne da tutti i giornali nazionali che hanno giudicato colpevoli degli scontri, e di aver distrutto una manifestazione pacifica, solo poche centinaia di “esaltati”, denominati dagli stessi giornalisti “black bloc”. Dure critiche che sembrano non lasciare spazio ad alcun interrogativo (perché tanta violenza?), condannare la violenza è sicuramente più semplice che cercare di comprenderne invece le radici. Tanto vale rispondere alla rabbia dei manifestanti con più controlli, perquisizioni e arresti preventivi, per evitare che esploda, e che il disagio non possa dunque venir fuori. E' questo il messaggio che le maggiori testate nazionali hanno voluto dare ai propri lettori. Un messaggio chiaro e conciso, che non lascia alcun punto su cui riflettere: i “teppisti” devono essere fermati. Non importa chi sono, da dove vengono, in che condizioni vivono e quali disagi si portano dietro. In poche parole, non importano i motivi per i quali quelle diverse migliaia di manifestanti, soprattutto studenti anche giovanissimi, hanno fatto esplodere la propria rabbia nella piazza.
Perché gli scontri? Volevano manifestare sotto i palazzi del potere.
Definiti “violentatori” da l'Unità, “parassiti che si insinuano nel corteo” da il Fatto Quotidiano, perché tentarono di raggiungere Montecitorio, di voler portare il disagio sotto i palazzi del potere e far vivere la crisi a chi l'ha generata. Anche per il giornale fondato da Gramsci la polizia avrebbe dovuto reprimere i rivoltosi con l'uso di altrettanta violenza, come si è potuto leggere sulle prime pagine, i rivoltosi per l'Unità sono stati “liberi per ore di sfasciare tutto”, un ottimo alibi dal quale trarre l'ennesima quanto inutile critica al governo. Resta da chiedersi, se la polizia avesse reagito reprimendo a sangue freddo i rivoltosi, e “difendendo” i manifestanti pacifici, allora la manifestazione di sabato sarebbe stata perfetta? Cinque ore di scontri continui iniziati da via Cavour sino via Labicana (dove è stata assaltata una caserma) fino poi alla grande guerriglia di piazza San Giovanni.
La polizia, seppur si sia riservata di non scegliere una repressione violenta contro i rivoltosi, non ha rinunciato, oltre che a lanciare numerosi sassi (quando i lacrimogeni non bastavano più), ad inseguire le ambulanze con i feriti, per poi addirittura fare irruzione nel Pronto soccorso, minacciando anche infermieri e dottori: “o ce li fate identificare o denunciamo anche voi”. Più di tre studenti sono stati brutalmente investiti dalle camionette.
Mentre le ipotesi sui poliziotti infiltrati vengono pian piano smentite, come nel caso del giornalista di cronaca nera del il Tempo scambiato per un agente agitatore, anche sui numeri i giornali si contraddicono, per l'Unità i facinorosi sono stati massimo 200, per il Fatto quotidiano 500, come scandisce Padellaro nel suo editoriale “Cinquecento teppisti organizzati hanno distrutto la gigantesca e pacifica manifestazione degli indignati e messo in gioco l'intero movimento”. Dai video girati con i cellulari e caricati su Youtube.it invece sembrano essere stati diverse migliaia.
C'è chi si è portato caschi e passamontagna da casa, e chi invece si è equipaggiato con ciò che ha trovato per terra, e si è unito in seguito agli scontri.
Il centrosinistra propone alla polizia di “selezionare” i manifestanti:
Dopo gli scontri del 15 ottobre diversi giornalisti appartenenti alle più grandi testate vicine alla sinistra, come i giustizialisti de il Fatto quotidiano, hanno chiesto nei loro articoli, oltre di isolare i ribelli, di effettuare perquisizioni e rilasciare autorizzazioni a chi intende liberamente partecipare a una manifestazione. Ogni occasione è valida per criticare l'operato della polizia: o perché, come durante gli scontri del famoso 14 dicembre, cercano di fermare i dissidenti, e quindi vengono descritti come repressori che picchiano gli studenti, oppure, se invece il capo questore decide di lasciar fare, allora si è complici, e la polizia “non ha fatto il proprio dovere”.
La stessa sinistra che ha esaltato le rivolte arabe descrivendole baluardi di libertà contro l'oppressione, come se la rivoluzione nei paesi arabi la si faccia a suon di trombe invece che a suon di cannoni, spari e sassaiole. Adesso pare scongiurare la violenza ad ogni costo, definendola completamente ingiustificabile, che deve essere stroncata con la stessa repressione violenta.
La dubbia esistenza dei “black bloc”, quando gli studenti vengono chiamati criminali:
La stampa nazionale continua a parlare di gruppi organizzati di “anarco-insurrezionalisti”, mentre dai video degli scontri si possono chiaramente riconoscere studenti, ragazzi e ragazze, anche giovanissimi, fra la folla dei rivoltosi.
I giornalisti del il Fatto, Repubblica e l'Unità sono disposti a tutto pur di salvare una reputazione pacifica delle manifestazioni, e di cogliere l'occasione per attaccare il governo sulla questione della sicurezza, incolpando gli “incappucciati” di aver rovinato l'intero corteo e la polizia di non averli fermati in tempo.
Ma di una posizione diversa sembra essere il Manifesto, che in prima pagina recita “Unita nella piazza, sfila la vera opposizione”, la manifestazione viene descritta come “imponente, rumorosa, creativa, combattiva. Una manifestazione politica con poche bandiere di partito, ma ricca di voci, esperienze sociali. Inizia un percorso difficile che chiede una nuova politica e un'altra economia”
E' sicuramente meno esaltato chi questa crisi la vuole far sentire anche ai parlamentari, pretendendo di manifestare sotto i palazzi del potere, rispetto a chi, per uno stipendio di 1300 euro al mese, li difende e blocca il corteo dei manifestanti, come riporta un articolo de il Manifesto: “[...] altrettanto ferma era la contestazione riservata agli agenti. <<Noi difendiamo i vostri figli - gli urlavano in faccia i manifestanti - e voi difendete gli sfruttatori>>” e ancora, “Scontri e cariche non riducono il valore di una delle maggiori manifestazioni della storia di Roma”.
La polizia, che non ha perso occasione per lamentare i numerosi tagli del governo al loro settore, perché non ha scelto di unirsi al dissenso invece che bloccare i manifestanti, impedendogli di raggiungere Montecitorio? Sono stati 105 i poliziotti feriti. E intanto, dopo una giornata di fuoco, si preparano a manifestare con i loro sindacati, esattamente come hanno fatto il 13 Dicembre, prima dei devastanti scontri del giorno 14. Cosa è che impedisce ai sindacati della polizia di scegliere di unirsi al corteo nazionale invece che manifestare separatamente? Se una cosa del genere dovesse accadere, sarebbe interessante vedere come verranno trattati dai loro colleghi in servizio. Magari, una volta tanto, riuscirebbero a mettersi nei panni dei manifestanti, e a comprendere le ragioni dei rivoltosi, si spera.
Dario Lapenta,
redazione laMeteora


























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